L’ultima risata di Murnau ai Chiostri Danteschi
12/06/2026
Lunedì 15 giugno alle 21.30 i Chiostri Danteschi di Ravenna ospitano la proiezione de L’ultima risata, capolavoro muto del 1924 firmato da Friedrich W. Murnau, con una nuova sonorizzazione elettronica affidata alle musiche di Federico Gardella.
Cinema muto e musica dal vivo al Ravenna Festival
L’appuntamento rinnova l’incontro tra grande cinema e musica dal vivo all’interno della XXXVII edizione del Festival. La proiezione sarà accompagnata dall’informatica musicale di Carmine Emanuele Cella e dal sound design e live electronics di Tempo Reale, dando nuova materia sonora a una delle opere più influenti della stagione espressionista tedesca.
La pellicola proviene dalla collezione della Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung di Wiesbaden ed è stata restaurata presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Originariamente programmato alla Rocca Brancaleone, l’evento si terrà invece ai Chiostri Danteschi, luogo che accoglierà anche il successivo appuntamento del 22 giugno con È piccerella, film del 1922 diretto da Elvira Notari.
Il titolo scelto per questa edizione del Festival richiama Francesco d’Assisi, e proprio in questa prospettiva la storia raccontata da Murnau assume una risonanza particolare. Al centro del film c’è infatti un uomo privato della propria uniforme, simbolo di dignità, status e riconoscimento sociale. Una spoliazione imposta, dolorosa, che rovescia in chiave moderna e drammatica il gesto volontario del santo.
Il film che cambiò il linguaggio del cinema
Realizzato nel 1924 negli studi UFA, Der letzte Mann arrivò nel momento più alto della carriera tedesca di Murnau e segnò una svolta nella storia del cinema. La scelta più radicale fu l’eliminazione quasi totale delle didascalie, elemento allora abituale nel muto. Murnau voleva che la narrazione appartenesse al dominio specifico delle immagini, senza il sostegno esplicativo dei cartelli.
Ogni emozione, ogni caduta, ogni illusione del protagonista passa così attraverso la composizione visiva, i movimenti della macchina da presa, il volto e il corpo dell’attore. La storia, nella sua struttura, è essenziale: un anziano portiere di un hotel prestigioso viene retrocesso dopo non essere riuscito a sollevare la valigia di un cliente. Da figura rispettata nel proprio quartiere, finisce relegato al ruolo di custode dei gabinetti.
La semplicità del racconto diventa, nelle mani di Murnau, un’indagine potente sull’umiliazione. L’uniforme non è un dettaglio esteriore: rappresenta l’identità stessa dell’uomo. Perderla significa essere cancellato agli occhi degli altri e, soprattutto, ai propri.
La “camera scatenata” e l’eredità su Hitchcock
Sul set de L’ultima risata era presente anche un giovane Alfred Hitchcock, allora apprendista scenografo. Anni dopo avrebbe ricordato quell’esperienza come decisiva, definendo il film quasi perfetto. Il motivo è legato alla forza innovativa dell’opera, che rompe con l’impostazione più statica e teatrale di molto cinema precedente.
Murnau utilizza la macchina da presa con una libertà nuova: la fa scendere in ascensore, attraversare la hall dell’hotel, seguire i personaggi, superare porte girevoli, ruotare e muoversi nello spazio come parte viva del racconto. È la nascita della entfesselte Kamera, la “camera scatenata”, destinata a influenzare generazioni di registi.
Da quelle soluzioni visive passeranno molte delle possibilità future del cinema moderno: la soggettiva psicologica, la mobilità emotiva dell’inquadratura, l’idea che il movimento della macchina possa raccontare quanto e più delle parole. In questo senso, il film di Murnau resta un punto di riferimento per autori lontani tra loro, da Hitchcock ad Antonioni, fino alle acrobazie visive del cinema contemporaneo.
Emil Jannings e il dramma di un’identità perduta
Il protagonista è interpretato da Emil Jannings, una delle grandi star del cinema muto. Il suo portiere vive per il prestigio dell’uniforme, per lo sguardo rispettoso dei vicini, per il ruolo che quel lavoro gli garantisce nella comunità. Quando viene retrocesso, tenta di nascondere la caduta alla famiglia continuando a indossare la divisa al ritorno a casa.
La menzogna regge per poco. Una volta scoperto il segreto, la vicenda diventa il ritratto di una sconfitta sociale e intima. Murnau osserva l’uomo mentre perde posizione, linguaggio, forza e appartenenza. Il dolore non viene spiegato: viene mostrato, inciso nelle immagini, nella postura del corpo, nello spazio che si stringe attorno al personaggio.
La serata ai Chiostri Danteschi permetterà di riscoprire questo classico in una forma nuova, attraverso una sonorizzazione contemporanea che dialoga con il restauro e con la forza originaria delle immagini. I biglietti sono disponibili al costo di 15 euro, ridotto 12 euro, mentre per gli under 18 il prezzo è di 5 euro. Informazioni al numero 0544 249244 e sul sito del Ravenna Festival.
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