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Rigassificatore Ravenna: funzionamento e dibattito

28/06/2026

Rigassificatore Ravenna: funzionamento e dibattito
Foto di: roy.luck, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

Il rigassificatore di Ravenna rappresenta uno degli interventi infrastrutturali più discussi nel panorama energetico italiano degli ultimi anni, capace di concentrare su un singolo impianto le tensioni tra fabbisogno nazionale di gas naturale liquefatto, interessi locali e trasformazioni del mercato europeo dell'energia. L'impianto — tecnicamente una floating storage and regasification unit, nota con l'acronimo FSRU — è ormeggiato al largo della costa adriatica, a circa quindici chilometri dalla riva, nel tratto di mare antistante Porto Corsini; una distanza che, nelle intenzioni dei progettisti e del governo, doveva attenuare l'impatto percepito sul territorio, senza tuttavia spegnere le preoccupazioni di pescatori, operatori turistici e comitati ambientalisti che hanno animato il confronto pubblico fin dall'avvio della procedura autorizzativa.

La nave, ceduta da Snam tramite accordi con il gruppo Golar LNG e successivamente ribattezzata BW Singapore, è entrata in esercizio nel 2024 dopo una sequenza di autorizzazioni accelerate che il governo Meloni aveva inquadrato nell'ambito della strategia di diversificazione degli approvvigionamenti avviata a seguito della crisi energetica del 2022. A distanza di due anni dall'avvio, il dibattito sul rigassificatore Ravenna energia non si è sopito: si è invece stratificato, incorporando nuove questioni legate alla capacità effettiva dell'impianto, alla sua integrazione con la rete nazionale di trasporto del gas e agli effetti economici registrati sul territorio. Comprendere come funziona l'impianto, quali volumi tratta e quali vincoli tecnici ne condizionano l'operatività è il presupposto per valutare con cognizione di causa le posizioni che si confrontano nel dibattito locale e nazionale.

Vale la pena precisare subito che il termine "rigassificatore" identifica un processo, non una struttura fissa: il gas naturale liquefatto — raffreddato a circa −162 °C per essere trasportato via nave in forma liquida, con una riduzione di volume pari a circa seicento volte — viene riportato allo stato gassoso attraverso scambiatori di calore, immesso in condotte sottomarine e poi connesso alla rete di distribuzione continentale. Nel caso di Ravenna, questa connessione avviene tramite un gasdotto sottomarino che raccorda l'FSRU ai punti di iniezione della rete Snam a terra, con una capacità di rigassificazione nominale pari a cinque miliardi di metri cubi l'anno — una quota che, sommata a quella del terminal di Piombino, porta il contributo delle due nuove unità galleggianti a circa dieci miliardi di metri cubi, su un fabbisogno nazionale che nel 2025 si è attestato intorno ai settanta miliardi.

Tecnologia e funzionamento dell'unità FSRU

Le unità FSRU si distinguono dai rigassificatori su terraferma per la loro natura ibrida: sono navi metaniere modificate che integrano, nella struttura della stessa nave, i serbatoi criogenici per lo stoccaggio del GNL e il sistema di rigassificazione vero e proprio, composto da vaporizzatori a ciclo aperto o chiuso a seconda della configurazione adottata. Nel caso dell'impianto ravennate, il sistema principale utilizza acqua di mare come fluido riscaldante nei vaporizzatori — una scelta tecnica comune nelle FSRU di nuova generazione, che minimizza il consumo energetico proprio dell'impianto ma comporta il reingresso di acqua a temperatura leggermente inferiore rispetto a quella prelevata, con effetti termici localizzati sulla colonna d'acqua circostante. Le navi metaniere di rifornimento, dette shuttle tanker, si affiancano all'FSRU attraverso la procedura di trasferimento da nave a nave (ship-to-ship transfer), consentendo il carico del GNL nei serbatoi dell'unità senza che questa debba abbandonare il punto di ormeggio; un'operazione che richiede finestre meteorologiche adeguate e che nel Mare Adriatico settentrionale è condizionata in particolare dalle condizioni di moto ondoso e dalla bora invernale, fattori che hanno determinato alcune interruzioni operative documentate nel corso del 2024.

La capacità di stoccaggio dell'unità — circa 170.000 metri cubi di GNL nella forma liquida — consente una riserva operativa sufficiente a garantire la continuità di immissione in rete per diversi giorni, indipendentemente dalla frequenza degli arrivi delle navi di rifornimento; una caratteristica che distingue le FSRU dai terminali rigassificatori terrestri di prima generazione, concepiti per funzionare in modo più strettamente sincrono con i flussi logistici. L'autonomia operativa dell'impianto dipende tuttavia dalla domanda di prelievo da parte della rete: nelle stagioni di minor consumo, la capacità nominale di cinque miliardi di metri cubi annui non viene pienamente sfruttata, con tassi di utilizzo che nel 2025 si sono attestati, secondo i dati Snam pubblicati nel bilancio di sostenibilità, attorno al sessanta per cento della capacità di picco.

Iter autorizzativo e quadro normativo di riferimento

Il percorso che ha portato all'autorizzazione e all'entrata in esercizio dell'impianto è stato segnato dalla scelta del legislatore di ricorrere a procedure semplificate in deroga alle norme ordinarie sulla valutazione di impatto ambientale, giustificando l'urgenza con il contesto di sicurezza energetica nazionale determinato dalla riduzione delle forniture russe dopo l'invasione dell'Ucraina. Il decreto-legge 17/2022, convertito con modificazioni, aveva introdotto una procedura autorizzativa straordinaria affidata al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, con tempi istruttori compressi e un raccordo semplificato con le Regioni e gli enti locali coinvolti. La Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna avevano espresso posizioni articolate: formalmente non contrarie al principio dell'impianto, ma critiche rispetto alle modalità di coinvolgimento istituzionale e alla riduzione degli spazi di partecipazione pubblica, un punto che ha alimentato ricorsi amministrativi poi in parte rigettati dai tribunali competenti.

Il profilo normativo dell'impianto continua a rilevare in termini operativi: le prescrizioni imposte in sede di autorizzazione — tra cui il monitoraggio continuo dei parametri oceanografici nell'intorno dell'ormeggio, le restrizioni ai transiti nelle fasce di rispetto e i protocolli di sicurezza antincendio — sono incorporate nelle condizioni di esercizio che Snam è tenuta a rispettare e comunicare annualmente alle autorità competenti. A distanza di due anni, il quadro normativo europeo si è ulteriormente evoluto con la revisione del regolamento sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas (UE 2017/1938), che ha introdotto nuovi standard per le infrastrutture GNL nei Paesi membri e rafforzato i requisiti di interoperabilità tra terminali nazionali nell'ambito di scenari di stress energetico regionali.

Impatto sul territorio: pesca, turismo e qualità delle acque

Le preoccupazioni più concrete espresse dalle comunità costiere riguardano tre ambiti distinti ma intrecciati: l'interferenza con le attività di pesca professionale, gli effetti sulla percezione turistica del litorale ravennate e le conseguenze sulla qualità delle acque marine nell'area prospiciente l'ormeggio. I pescatori delle cooperative di Porto Corsini e di Marina di Ravenna hanno segnalato restrizioni alle zone di calata nelle fasce di sicurezza attorno all'impianto, con una riduzione stimata delle aree accessibili che, secondo le organizzazioni di categoria, incide in modo differenziato sulle diverse tipologie di pesca: il traino demersale è penalizzato in misura maggiore rispetto alla pesca con palangari o reti da posta, che per geometria operativa riescono a lavorare più prossimamente ai margini delle aree interdette.

Sul fronte termico, i monitoraggi condotti da ARPA Emilia-Romagna nel corso del 2024 e del 2025 hanno rilevato differenziali di temperatura dell'acqua reimmessa compresi tra 0,8 e 2,1 gradi Celsius rispetto alla temperatura di prelievo, con una dispersione che nelle condizioni idrodinamiche tipiche dell'Adriatico settentrionale si esaurisce entro un raggio di alcune centinaia di metri dal punto di scarico; valori che restano all'interno delle soglie prescritte dall'autorizzazione ambientale, ma che le associazioni ambientaliste locali continuano a monitorare con attenzione, in relazione alla presenza di posidonie e di aree a nursery per specie ittiche commercialmente rilevanti. La questione turistica è meno documentata empiricamente: le indagini di percezione svolte dagli uffici di statistica regionali non mostrano variazioni significative nei flussi di presenze nelle strutture ricettive del litorale ravennate nei due anni successivi all'entrata in esercizio, anche se il dibattito pubblico ha amplificato la visibilità dell'impianto oltre la sua effettiva percepibilità visiva dalla riva.

Posizionamento dell'impianto nel sistema energetico nazionale

Il contributo del rigassificatore di Ravenna al sistema di approvvigionamento italiano va letto in relazione all'architettura complessiva delle fonti di importazione, che nel 2025 ha visto il gas naturale liquefatto coprire circa il diciassette per cento del fabbisogno nazionale, contro il quaranta per cento garantito dai gasdotti di importazione — TAP dall'Azerbaijan, Greenstream dalla Libia, TAG dall'Europa centrale — e il restante quarantatré da produzione nazionale residua e stoccaggi. L'FSRU di Ravenna si inserisce in questo quadro come infrastruttura di bilanciamento e diversificazione, non come sostituto strutturale dei gasdotti: la sua utilità marginale è più elevata nei periodi di tensione sull'offerta via tubo, quando la flessibilità del GNL — acquistabile sui mercati spot con consegna rapida da qualsiasi origine mondiale — offre un'alternativa al razionamento o all'attivazione degli stoccaggi strategici.

La transizione energetica pone tuttavia una domanda di fondo sulla durata economica dell'investimento: le proiezioni della domanda di gas naturale in Italia al 2035, elaborate dall'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente nel documento di consultazione pubblicato nel marzo 2026, indicano una riduzione progressiva dei consumi nel settore civile e industriale, compensata solo parzialmente dall'utilizzo del gas come combustibile di riserva per le centrali termoelettriche chiamate a bilanciare l'intermittenza delle rinnovabili. In questo scenario, la vita utile remunerativa dell'impianto ravennate dipenderà dalla capacità di Snam di mantenere coefficienti di utilizzo sufficienti a coprire i costi fissi dell'infrastruttura, in un contesto di tariffa regolata che trasferisce parte del rischio di sottoutilizzo sugli utenti della rete di distribuzione.

Prospettive e questioni aperte nel dibattito locale

Il confronto pubblico attorno al rigassificatore di Ravenna ha attraversato, nei due anni di esercizio dell'impianto, diverse fasi: dall'opposizione pregiudiziale alla valutazione critica dei dati di monitoraggio, fino a un dibattito più maturo che mette al centro la coerenza tra la presenza dell'infrastruttura e gli obiettivi di decarbonizzazione che il Comune di Ravenna si è dato con il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima. La proposta, avanzata da alcuni consiglieri regionali nel corso del 2025, di vincolare la concessione dell'area marina demaniale al raggiungimento di specifici obiettivi di riduzione delle emissioni locali, non ha trovato al momento una traduzione normativa concreta, ma ha introdotto nel dibattito uno strumento di condizionalità che potrebbe diventare rilevante in sede di rinnovo delle autorizzazioni.

Parallelamente, la ricerca di un accordo sul cosiddetto ristoro territoriale — una compensazione economica per le comunità costiere direttamente interessate dalla presenza dell'impianto, sul modello di quanto già praticato per le piattaforme offshore — è rimasta in una fase di negoziazione informale tra Snam, la Regione e i Comuni dell'area, senza approdare a un protocollo d'intesa formalizzato. La gestione di questi nodi — la durata dell'autorizzazione, l'entità e la destinazione del ristoro, l'integrazione dell'impianto nelle politiche energetiche locali — determinerà in misura significativa la qualità del rapporto tra l'infrastruttura e il territorio che la ospita, al di là delle posizioni di principio che hanno caratterizzato la fase più acuta della controversia.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to