Consumi, spesa a 23.261 euro: cambiano le scelte delle famiglie
11/08/2026
La spesa reale degli italiani torna a crescere e nel 2026 raggiunge 23.261 euro pro capite, superando sia i livelli precedenti alla pandemia sia il precedente massimo del 2007, quando si era fermata a 22.975 euro. Rispetto al 2025 l’incremento è di 314 euro. Dietro il dato complessivo emerge però una trasformazione profonda delle abitudini delle famiglie: aumenta il peso di tecnologia, servizi, cultura e tempo libero, mentre diversi beni tradizionali mostrano dinamiche molto più contenute. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane tra il 1995 e il 2026.
Tecnologia in forte crescita, consumi aumentati di circa il 3.200%
Il cambiamento più marcato riguarda tecnologia, telefonia e informatica. Rispetto al 1995, la spesa pro capite per questo comparto è aumentata di quasi il 3.200%, riflettendo la progressiva diffusione nella quotidianità di dispositivi e servizi digitali. La spesa per prodotti e servizi connessi è passata da meno di 8 euro pro capite a circa 252 euro.
Parallelamente cresce l’interesse per attività ed esperienze legate al tempo libero. I servizi culturali, ricreativi e di intrattenimento registrano un incremento del 137% rispetto al 1995. La spesa destinata a questo tipo di servizi viene stimata nel 2026 a 637 euro per abitante, contro i 394 euro del 2007.
Anche ristorazione e turismo mostrano una crescita nel confronto di lungo periodo. La spesa per la ristorazione aumenta del 25,3% rispetto al 1995, mentre quella destinata a viaggi e vacanze sale del 17,2%. Entrambi i comparti hanno recuperato terreno dopo la pandemia, pur senza essere ancora tornati completamente sui livelli precedenti al Covid.
Alimentazione domestica in calo, frenano abbigliamento e casa
Il quadro cambia osservando i beni tradizionali. L’alimentazione domestica registra una diminuzione del 3,5% nell’arco dei tre decenni considerati, dinamica che Confcommercio collega anche alle trasformazioni demografiche e alla maggiore diffusione dei pasti consumati fuori casa.
Abbigliamento e calzature presentano una crescita limitata al 6,2% rispetto al 1995. Secondo l’analisi, sulla dinamica del settore incide anche la maggiore diffusione di prodotti appartenenti alle fasce di prezzo più basse e del cosiddetto fast fashion. Una tendenza analoga interessa mobili e oggetti destinati alla casa, cresciuti del 5,9% nel periodo esaminato.
Particolarmente consistente è invece la diminuzione della spesa reale per l’energia domestica, scesa del 37,4%. Il dato viene associato a comportamenti maggiormente orientati al contenimento dei consumi e alla diffusione di tecnologie e sistemi capaci di migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni.
La spesa supera il precedente massimo del 2007
Nel 1995 la spesa reale per consumi era pari a 19.877 euro per abitante. Nel 2026 arriva a 23.261 euro, dopo aver superato il precedente picco di 22.975 euro raggiunto nel 2007. La crescita recente è stata sostenuta anche dall’andamento dell’occupazione e dei redditi disponibili, pur all’interno di un quadro economico ancora condizionato dalle tensioni internazionali, dall’andamento dei prezzi energetici e dall’inflazione.
La lettura di lungo periodo evidenzia quindi uno spostamento progressivo della domanda dai beni materiali verso servizi, esperienze, tecnologia, cultura e attività ricreative. La casa continua comunque ad assorbire una quota rilevante delle risorse familiari: secondo l’elaborazione di Confcommercio, l’incidenza delle spese legate all’abitazione è passata dal 25,8% del 1995 al 28,9% nel 2026.
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