Ravenna, persi 931 negozi dal 2019: 140 milioni in meno
08/09/2026
In provincia di Ravenna il commercio al dettaglio ha perso 931 attività tra il 2019 e il 2025, con una riduzione del 21,5% e una perdita di ricchezza per il territorio stimata da Confesercenti in 140 milioni di euro. Nel capoluogo la contrazione risulta ancora più marcata: le imprese sono scese da 1.768 a 1.340, con 428 attività in meno e un calo del 24,2%. I dati sono stati diffusi da Confesercenti Ravenna-Cesena nell’ambito della campagna contro la desertificazione commerciale, accompagnata dalla raccolta firme del 9 e 10 settembre per una proposta di legge sulla rigenerazione urbana.
In provincia le attività scendono da 4.332 a 3.401
Il quadro elaborato dall’associazione fotografa una trasformazione consistente della rete commerciale ravennate. Nel 2019 erano presenti in provincia 4.332 imprese del commercio al dettaglio; nel 2025 ne risultavano 3.401. La differenza è di 931 attività, pari a oltre un quinto del totale iniziale.
Secondo le stime di Confesercenti, questa diminuzione corrisponde a circa 140 milioni di euro di ricchezza non più generata e redistribuita localmente. Il calcolo considera l’impatto che la presenza delle attività commerciali può produrre su occupazione, affitti, servizi professionali, manutenzioni, tributi e altre componenti dell’economia territoriale.
Nel Comune di Ravenna il fenomeno appare ancora più accentuato. Le attività al dettaglio sono passate dalle 1.768 registrate nel 2019 alle 1.340 del 2025. Le chiusure nette indicate sono quindi 428, con una contrazione del 24,2% e una perdita economica stimata in circa 64 milioni di euro.
Confesercenti: 70 euro su 100 restano nel territorio
L’associazione mette in relazione la riduzione dei negozi anche con il cambiamento delle modalità di acquisto. Secondo la sua elaborazione, per ogni 100 euro spesi nelle attività fisiche circa 70 restano legati all’economia del territorio, mentre per una somma analoga utilizzata online circa 70 euro tenderebbero a essere trasferiti fuori dall’area nella quale vive il consumatore.
Confesercenti non considera il commercio digitale incompatibile con quello tradizionale e sottolinea come l’integrazione dei due canali possa rappresentare un’opportunità anche per le imprese locali. La criticità viene individuata soprattutto nello spostamento di una quota crescente della spesa verso le grandi piattaforme marketplace, con una conseguente riduzione del valore economico trattenuto localmente.
Per la presidente di Confesercenti Ravenna-Cesena, Monica Ciarapica, la chiusura dei negozi produce effetti che vanno oltre il dato strettamente commerciale, interessando servizi, utilizzo degli immobili, occupazione e presidio degli spazi urbani.
Raccolta firme il 9 e 10 settembre
I dati accompagnano la mobilitazione a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. La campagna nazionale punta a raggiungere 50.000 firme per portare il testo all’attenzione del Parlamento.
Il 9 settembre saranno attivi due punti di raccolta: a Cesena, dalle 9 alle 12 sotto il loggiato comunale, e a Lugo, dalle 9.30 alle 12 presso il Bar Jolly alle Logge del Pavaglione.
Giovedì 10 settembre la mobilitazione arriverà invece a Ravenna, con un banchetto dalle 9.30 alle 12 in piazza Andrea Costa. Nella stessa fascia oraria sarà possibile firmare anche a Solarolo, presso Grazia Nonsolomerceria in corso Mazzini 31. Confesercenti ha annunciato ulteriori appuntamenti nelle settimane successive per proseguire la raccolta sul territorio.
Articolo Precedente
Ravenna, riapre via Mariani dopo lavori da 400mila euro
Articolo Successivo
Ravenna, ultimi giorni per il questionario sul sito UNESCO
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to